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Acireale la città

 

 

La cattedrale è il frutto di un cantiere in continua evoluzione, che affonda le sue origini nel 1500, e che pone fine ai lavori intorno alla metà del 1900.
La facciata, rispettando il progetto di Sebastiano Ittar, permette al suo esecutore Giovan Battista Filippo Basile, nel modulare insieme elementi romanico-gotici, di accogliere il vecchio portale in marmo, eseguito da Placido Blandamonte nel 1667-72, dove il gruppo scultoreo dell’Annunciazione ricorda che il Duomo le fu dedicato sin dalle sue origini.

L’interno, a croce latina, è a tre navate, le quali terminano in altrettante cappelle.
Nella cappella centrale, le pareti laterali sono affrescate con storie relative alla vita di Maria e Gesù eseguite dai fratelli Filocamo intorno al 1710. In alto si celebra “La Gloria di Maria tra Angeli e Santi” (1710). Sul lato destro del transetto si apre la cappella di S. Venera dedicata alla santa patrona della città, dove sono custodite le reliquie. Qui la celebrazione della devozione si palesa nei due affreschi laterali raffiguranti “La predica di S. Venera” ed “Il martirio di S. Venera”, opera di Antonio Filocamo (1711), mentre la decorazione degli stucchi gioca con i simboli sacri e con i simboli profani, quasi ad inserire nella preghiera una pratica propiziatrice. Sul lato sinistro del transetto, si offre un saggio della bravura del pittore Pietro Paolo Vasta in “La Gloria dell’agnello Mistico”, “Le nozze di Cana”, “Il sacrificio di Isacco”, “Caino e Abele” e “Gloria di Santa Venera” (1736-38). Dall’incontro dei due bracci della pianta a croce latina nasce una cupola ottagonale, i cui pennacchi sono affrescati da P.P. Vasta con le figure dei quattro evangelisti, mentre le scene nel tamburo della cupola, raffiguranti quattro episodi dell’Antico Testamento, sono realizzate dal pittore acese Francesco Mancini (1895-1899).

Gli affreschi della volta della navata centrale sono opera di Giuseppe Sciuti (1900-07), la lettura delle scene inizia con la figura di “L’eterno Padre con i quattro Profeti” che irradia la luce, collante di tutte le scene, segue con la “Fede”, l’ “Annunciazione”, “S.Venera” e si chiude con il “Coro delle Vergini”. Le lunette degli archi della navata sono opera di Francesco Patanè e di Francesco Mancini.
A ricordo di essere divenuta Diocesi, nel lontano 1843, Acireale fregia la sua cattedrale di una meridiana, opera dell’astronomo danese Christian Peters.

La piazza del Duomo accoglie un altro edificio religioso, collocato sul lato destro della Cattedrale, ed è la Basilica dei Santi Pietro e Paolo. La fondazione della Basilica risale al XVII secolo. I danni del terremoto del 1693 renderanno necessarie anche per questo edificio un solido restauro. Nel 1732 viene eretto il campanile cuspidato con pinnacoli, e successivamente, nel 1741 P.P. Vasta presenta il progetto dell’attuale prospetto. La Basilica, ad unica navata, ha una volta in muratura sostenuta da otto colonne corinzie, fra le quali si collocano dipinti di Giacinto Platania, “S. Alfio e i fratelli martiri” e il “Sant’Antonio Abate”; di P.P. Vasta, “S. Andrea Avellino”; di Alessandro Vasta, “Madonna e Santi”; di Matteo Ragonisi, “S. Pietro e Paolo” e “S. Lucia”. Si conservano due sculture molto venerate, quali “Cristo alla colonna” eseguito in cartapesta da Paolo Ambra nel sec. XVII, e il “Cristo Morto”.

Rimaniamo ancora in Piazza Duomo, dove scorgiamo sul lato destro il Palazzo Comunale. Da subito il suo prospetto regala allo spettatore un esempio di stile barocco catanese, nelle balconate, con ringhiere in ferro battuto, rette da mensole scolpite da abili “lapidum incisores”, anche le cornici delle finestre contribuiscono a creare una forte carica espressiva. Il primo piano dell’edificio tra il 1858 e il 1859 subì alcune modifiche quali la trasformazione delle finestre in porte e l’aggiunta del balcone balaustrato.

Percorrendo via Cavour, dove altri edifici civili danno esempio della diffusione del barocco, si apre il sipario su Piazza S. Domenico, dove l’omonima chiesa poggiata su una scalinata in pietra nera dell’Etna si eleva nel chiarore della pietra bianca di Siracusa, perdendo il suo peso e acquisendo quello leggero di una trina finemente lavorata.
Sull’adiacente via Marchese di San Giuliano, al civico 17, troviamo, presso un edificio progettato in stile neoclassico dall’architetto acese Mariano Panebianco, la Biblioteca e Pinacoteca Zelantea (1700), dove sono custodite opere della scuola siciliana che vanno dal XVI al XX secolo. Nelle sale aperte al pubblico è possibile ammirare opere di illustri pittori, quali Antonio Catalano il vecchio, Mattia Preti, Corrado Giaquinto, Antonio Mancini, Giuseppe Sciuti, e inoltre degli acesi P.P. Vasta, Giacinto Platania, Francesco Mancini Ardizzone, Saru Spina, Matteo Ragonisi, Michele La Spina e Francesco Patane: senza dimenticare la bellissima Carrozza del Senato di Acireale, risalente al 1784 e decorata da Alessandro Vasta. Sul lato sinistro di Piazza S. Domenico è un altro palazzo signorile, quello della famiglia Musmeci, ad essere testimone della forte carica espressiva del barocco acese. La ricchezza dell’apparato decorativo, ancora una volta si concentra intorno ai portali, nelle cornici delle finestre, nelle ringhiere in ferro battuto, sulle mensole e sulle cornici nel gioco del bianco e nero. Nell’architettura civile i tratti antropomorfi dei mascheroni e dei motivi fitomorfi, concentrano la mai conclusa battaglia, tra Eros e Thanatos, dove l’uomo legge le sue paure quotidiane e l’abile “lapidum incisorem”, sostenuto dalla ricca committenza, da voce ad una narrazione che si altalena tra mito e storia.

mIncamminiamoci adesso verso una tra le più belle chiese acesi: San Sebastiano. La Basilica, dedicata all’omonimo santo, compatrono della città, ha una pianta a croce latina, a tre navate.
Nella raffinatezza dell’interno gli affreschi sull’altare maggiore di P.P. Vasta hanno come soggetto scene relative alla vita del Santo. Di F. Mancini sono gli affreschi della cupola e della cappella di S. Sebastiano e della Pietà. La Basilica risale al XVII sec., a seguito del terremoto del 1693 fu consolidata, restaurata e completata con la costruzione nel 1742 del sagrato cinto da una balaustra abbellita dalla presenza di dieci statue di G.B. Marino, su disegno di P.P. Vasta. Nelle navate laterali si possono ammirare le tele “L’incoronazione della Madonna” e “La gloria dei Santi” di Matteo Ragonisi, “La Madonna e le anime del Purgatorio” di F. Patanè, “La Madonna, S. Gaetano, S. Francesco, S. Lucia” di A. Vasta, “La sacra Sindone” e “La Trinità” di P.P. Vasta, “I Santi Cosma e Damiano” e “S. Giovanni Battista” di Antonino Bonaccorsi. Nei locali adiacenti alla Basilica è stato creato un interessante Museo di Arte Sacra fruibile al pubblico.

La Chiesa di Sant’Antonio di Padova è la prima chiesa, in Acireale, dedicata al culto di San Sebastiano. Esempio di notevole pregio è il portale gotico-catalano risalente al 1400, mentre l’adiacente torre campanaria risale al seicento. La chiesetta a seguito del terremoto del 1693 subì notevoli modifiche. L’interno a navata unica conserva pitture di P.P. Vasta, del figlio Alessandro e di Michele Vecchio.

La Chiesa di S. Camillo, quasi nascosta sulla trafficatissima via Galatea, attende i suoi visitatori per renderli partecipi di un teatro di scene sacre che giocano intorno alle virtù delle figure femminili dell’Antico Testamento, tessendo un dolce inno alla Vergine Maria, opere di P.P. Vasta e aiuti (A.Vasta e Vito D’Anna). Mentre l’altare con le sue poderose colonne tortili accoglie la tela che raffigura l’ “Apparizione della Madonna delle Grazie a S. Margherita”.